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Con sentenza n. 576 del 27 giugno 2017 il Tribunale di Ivrea ha stabilito che è “reato di falsità materiale in certificato amministrativo commesso da privato” falsificare il tagliando della revisione apponendo il bollino alla carta di circolazione, chiarendo, inoltre, che per la rilevanza penale della condotta la falsificazione deve essere idonea a trarre in inganno gli organi accertatori e dunque non “grossolana”.
Nel caso in questione, gli agenti di servizio durante un pattugliamento in autostrada fermavano l’autoveicolo, di proprietà di uno dei due imputati, che pur avendo sul relativo libretto di circolazione il tagliando attestante la regolare revisione del veicolo (stampato e posizionato sulla carta in modo similare ai precedenti) risultava non revisionato; tale dubbio, veniva poi confermato dal soggetto indicato come revisore che ha dichiarato di non aver mai controllato il veicolo.
Il Tribunale ha così ritenuto accertata la “materiale falsificazione del tagliando di revisione e la conseguente integrazione del delitto di cui agli artt. 477 e 482 c.p.”. Sul punto, ricorda la decisione, la Suprema Corte ha affermato che “integra il delitto di falsità materiale in certificato amministrativo commesso da privato, la condotta costituita dalla formazione di una falsa attestazione dell’avvenuta revisione di un autoveicolo con esito positivo, anche quando la mendace indicazione è apposta sulla carta di circolazione” (n. 46499/2014).
Il giudice, però, ha assolto gli imputati poichè non vi era prova certa che il reato fosse stato commesso da loro. Infatti, entrambi sono rimasti sorpresi ed increduli ed il guidatore ha subito chiamato un conoscente, che però non ha risposto, a cui aveva dato 100 euro per portare l’auto a fare la revisione, con la volontà di chiedere spiegazioni sull’accaduto. Così, data l’incensuratezza, ed il fatto che il veicolo era regolarmente assicurato “notoriamente più elevate rispetto a quelle per la revisione” i due imputati sono stati considerati “estranei e in alcun modo avvezzi alla violazione della normativa penale”.
Il Tribunale però ha disposto la trasmissione di copia del fascicolo al pubblico ministero di Ivrea per valutare l’eventuale responsabilità penale del terzo citato.