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L’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione n. 16565/2026 affronta la vexata quaestio dell’actio revocatoria sull’atto di liberalità quale appunto è la donazione, chiarendo che in essa azione la scientia damni non può derivare automaticamente dalla gratuità dell’atto, ma occorre un quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti che dimostri la consapevolezza del pregiudizio ai creditori. In tal modo, la revocatoria rimane un rimedio eccezione, in quanto richiede una verifica rigorosa dell’effettiva incidenza dell’atto sulla garanzia patrimoniale del debitore.