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Il Processo Civile Telematico funziona bene, ma non è sufficiente a velocizzare i tempi della giustizia italiana; questo non perchè non sia efficace come strumento digitale, anzi, come afferma Valerio Tavormina – docente di diritto processuale civile all’Università Cattolica di Milano – “è adeguato, perfetto, anche nella prassi funziona abbastanza bene e potrebbe velocizzare i tempi della giustizia in modo incredibile”.
La digitalizzazione, infatti, sulle pratiche semplici che coinvolge pochi attori, come nel caso dell’ingiunzione, sta portando ottimi risultati: mentre prima passavano mesi, dalla richiesta all’emissione dei decreti ingiuntivi, ora basta circa una settimana.
Il problema, però, è che il procedimento si intoppa negli step successivi: in cancelleria, in aula, dove i giudici continuano a lavorare sul cartaceo. A questi inconvenienti, si sommano la carenza di personale e gli arretrati, che fanno sì che il Processo Civile Telematico, pur riducendo una serie di tempi burocratici, non riesce a velocizzare il rito processuale.
Le soluzioni potrebbero essere la semplificazione delle procedure, come negli Usa che, ad esempio, oltre il 50% delle decisioni sono extragiudiziali, ovvero nel civile le parti si accordano prima di arrivare dal giudice.